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Focaccia Barese Classica

Focaccia Barese Classica

Focaccia Barese Classica

La Focaccia tradizionale barese è un profumo che racconta storie, simbolo di una tradizione che affonda le radici nel cuore della Puglia.

Nata come cibo semplice, da portare nei campi o da condividere nelle piazze, è diventata nel tempo un rito collettivo, una pausa saporita in cui si incontra cultura, territorio e sapori autentici.

Dorata, fragrante e generosamente condita, ogni fetta è un morso di storia: soffice all’interno, con quel bordo croccante che profuma di forno a legna e di giornate assolate.

Questa focaccia non è solo cibo, è un viaggio nei sapori della Puglia, un invito a riscoprire la bellezza delle cose semplici, quelle che scaldano il cuore a ogni morso.

📦 Conservazione
In frigorifero tra 0°C e +4°C. Consumare previa cottura.

🔥 Rinvenimento

  1. Preriscaldare il forno in modalità ventilata a 220°C, o in modalità statica a 200°C
  2. Riporre la Focaccia barese in una teglia, ungendola generosamente con olio EVO
  3. Infornare sul ripiano medio per circa 12 minuti
  4. Dopo la cottura, lasciare riposare la Focaccia barese per 2/3 minuti prima di gustarla

✅ Prodotto artigianale
✅ Senza conservanti aggiunti
✅ Senza glutine

Festa della Bombetta di Martina Franca: dove la brace racconta una storia

Festa della Bombetta di Martina Franca: dove la brace racconta una storia

Festa della Bombetta di Martina Franca: dove la brace racconta una storia

Immaginate una piazza. Non una qualsiasi, ma una pietra viva nel cuore della Valle d’Itria, dove l’aria profuma di carne arrotolata, formaggio fuso e vino sincero. È qui, tra le strade nobili di Martina Franca, che si accende – letteralmente – la Festa della Bombetta, evento gastronomico che ogni anno unisce fuoco, sapore e appartenenza.

Una piccola bomba di gusto… e identità

Non è solo cibo: la bombetta è un simbolo. È l’involtino rustico che nasce povero, ma si fa re della brace. Capocollo di maiale, una spolverata di sale e pepe, e un cuore di formaggio pugliese che, alla prima forchettata, si scioglie come un segreto sussurrato tra le case bianche del centro storico.

Ma ciò che la Festa celebra non è solo il prodotto: è il rito. Quello del fornello acceso, del tempo lento, della socialità costruita intorno alla cottura.

Dal 29 agosto al 1 settembre 2025: quattro giorni tra fumo e folklore

Quest’anno, la seconda edizione promette di superare la leggenda. Piazza d’Angiò diventa un’arena del gusto, e ogni serata è una cartolina diversa:

  • Il giovedì si apre con i suoni vintage dei Blusettanta, tra disco e revival.

  • Il venerdì è affidato a Mirko Casadei, figlio della Romagna che balla e canta.

  • Il sabato si torna adolescenti con il party anni ’90 di Novanta per una notte.

  • La domenica chiude con i Terraròss, custodi della musica popolare del Sud, e delle sue radici.

Quando il sapore diventa cultura

Non solo musica e brace: domenica 31 agosto, la Festa accende anche il cervello. Un workshop – che sembra più un salotto aperto – riunisce istituzioni, produttori, professori e associazioni per parlare di bombette, ma anche di futuro.
C’è l’Assessore regionale, il Sindaco, Slow Food, e chi da anni difende i sapori veri come patrimonio immateriale. Non è retorica: è politica del gusto.

A margine dell’incontro, vengono assegnati due premi simbolici:

  • Il Premio “Ninuccio Lasorte”, dedicato a chi ha reso la bombetta un emblema.

  • Il Premio “Vito Serio”, per i maestri del fornello, gli artigiani del fuoco.

Festa vera, ingresso libero

In un mondo dove tutto si compra, questa festa è libera. Nessun biglietto da pagare, solo occhi da aprire e stomaco da riempire. È una festa che non fa distinzione: accoglie chi è pugliese da sempre, chi lo è solo per qualche giorno, e chi arriva per caso e se ne va con un amore nuovo, cotto alla brace.

Nel labirinto barocco di Martina, la bombetta non è una moda passeggera. È il risultato di mani sapienti, di storie tramandate, di una cucina che sa restare vera anche quando diventa evento.
La Festa della Bombetta è l’occasione perfetta per ricordarsi che il cibo può ancora raccontare la verità di un popolo. Basta un morso, e tutto ha senso.

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Se non hai mai assaggiato un panzerotto pugliese, fermati un attimo. Respira. E immagina di addentare un piccolo scrigno dorato, croccante fuori e filante dentro, che racchiude il profumo del pomodoro e il cuore caldo della mozzarella. Un morso e sei in Puglia, tra vicoli assolati, chiacchiere di paese e mani infarinate.

Sì, perché il panzerotto non è solo cibo: è tradizione, casa, famiglia e festa.

Un’icona del Sud che ha conquistato tutta Italia

Il panzerotto pugliese nasce come piatto povero, fatto con l’impasto del pane avanzato e farcito con quello che c’era: pomodoro e formaggio. Ma come spesso accade, le cose semplici sono quelle più buone. Oggi il panzerotto è diventato un simbolo della cucina di strada pugliese, amatissimo anche fuori regione.

Attenzione però: non è una pizza fritta, e nemmeno un calzone al forno. Il panzerotto è una cosa a sé. Vive di una sua dignità gastronomica.

L’impasto: il segreto della nonna

Il vero panzerotto ha un impasto morbido, elastico, che una volta fritto diventa gonfio e dorato, senza risultare pesante. Serve pazienza, lievitazione e farina di qualità. Ma soprattutto serve amore, quello che ci metteva la nonna la domenica sera.

Gli ingredienti base sono semplici:

  • Farina 00 e/o semola rimacinata

  • Lievito di birra fresco

  • Acqua, sale e un filo d’olio extravergine d’oliva

L’impasto si lavora, si lascia riposare con calma e si divide in palline da stendere e farcire.

Il ripieno classico: pomodoro e mozzarella

La versione più autentica è quella con passata di pomodoro e mozzarella. Un ripieno semplice, ma che conquista al primo morso.

Consigli utili:

  • Usa una passata rustica, con un pizzico di origano e un filo d’olio

  • La mozzarella va asciugata e tagliata a cubetti per evitare che rilasci troppa acqua in cottura

C’è chi aggiunge un tocco di pecorino, chi una foglia di basilico. Ogni famiglia ha la sua variante.

Fritti, come da tradizione

I panzerotti si friggono, punto. L’olio deve essere ben caldo (circa 170°C) e i panzerotti devono galleggiare e gonfiarsi come cuscini. Si dorano su entrambi i lati, si scolano bene, e si servono bollenti.

Il primo morso è sempre un rischio: chi non si è mai bruciato con un panzerotto appena fritto, non sa cos’è la vita!

Panzerotto è convivialità

In Puglia i panzerotti non si mangiano da soli. Si preparano in decine, tutti insieme, e ogni scusa è buona: una festa, una domenica in famiglia, una serata con gli amici.

C’è sempre quello che si apre in frittura, quello troppo pieno, quello perfetto. Ma è tutto parte del gioco. Il panzerotto è condivisione.

Il consiglio finale

Provali nella versione più semplice: pomodoro e mozzarella. Capirai perché un panzerotto ben fatto riesce a far sorridere chiunque, ovunque.

E se proprio ne avanza uno (strano), puoi scaldarlo il giorno dopo in forno. Ma fidati: non ne avanzeranno

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Fornello martinese: il tempio della carne nella Valle d’Itria

Fornello martinese: il tempio della carne nella Valle d’Itria

Fornello martinese: il tempio della carne nella Valle d’Itria

Cos’è il fornello martinese (e perché tutti ne parlano)

Il fornello martinese è molto più di una macelleria: è un rito serale tipico di Martina Franca—nel cuore della Valle d’Itria—e dei paesi vicini come Cisternino e Locorotondo. Entri in una bottega con banco di carne a vista, scegli i tagli direttamente dal macellaio e loro li cuociono sul momento in un piccolo forno a legna o carbone, spesso su spiedi verticali. Pochi fronzoli, tanta sostanza: profumo di legna, chiacchiere tra avventori, vino della casa e panini caldi. È la Puglia più conviviale, senza filtri.

 

Un po’ di storia (breve, ma gustosa)

Nati come macellerie “con fornello” dove non si buttava via nulla, i fornelli hanno trasformato il mestiere del macellaio in una cucina semplice e immediata. La carne si cuoce davanti al cliente, con cotture veloci e fumo aromatico che profuma di fragno e legna locale. Col tempo sono diventati mete di pellegrinaggio gastronomico, amate da chi cerca autenticità e prezzi onesti.

 

Cosa si mangia in un fornello martinese

Se è la tua prima volta, queste sono le specialità da non perdere:

  • Bombette: piccoli involtini di capocollo di maiale farciti con formaggio (spesso caciocavallo o canestrato) e, talvolta, pancetta. Succose, filanti, irresistibili.
  • Gnummareddi (gnummarelle): involtini di interiora di agnello o capretto (fegato, polmone) avvolti nell’intestino e profumati con alloro. Sapori antichi, perfetti per chi ama la tradizione.
  • Salsiccia a punta di coltello: macinatura grossolana, spesso con finocchietto selvatico; una lezione di semplicità.
  • Tagli del giorno: capocollo fresco, costate, spiedini misti, polpette di carne, talvolta zampina e braciole di cavallo a seconda della casa.
  • Il “capocollo di Martina Franca” stagionato: da assaggiare in attesa della griglia; aromatico, leggermente affumicato, con note di erbe e legna.

Tip del blogger: chiedi “un misto” per provare tante cose in piccole porzioni; il macellaio saprà dosare tempi e carni.

 

Come funziona (passo passo)

  1. Guarda il banco: individua tagli e preparazioni.
  2. Ordina “da cuocere”: indica quantità e cottura (al sangue, media, ben cotta).
  3. Siediti o aspetta al bancone: in molti fornelli ci sono tavoli spartani o botti; altrove si mangia in piedi o take-away.
  4. Pane e vino: quasi sempre pane locale caldo e vino sfuso della casa.
  5. Conto alla fine: trasparente e in genere conveniente, soprattutto se si condivide.

 

Abbinamenti che funzionano

  • Vino rosso: Primitivo o Negroamaro giovani per bombette e salsicce;
  • Vino bianco: Locorotondo DOC o Verdeca se preferisci freschezza;
  • Birra artigianale: una lager non troppo amara o una blanche per sgrassare.

 

Quando andare e cosa aspettarsi

  • Orari: i fornelli vivono soprattutto la sera, spesso fino a tardi. Nei weekend si crea fila: mettiti comodo, fa parte del gioco.
  • Atmosfera: informale, chiassosa, conviviale. Vestiti comodo e lasciati conquistare dal profumo di brace.

Mini-ricetta: bombette “stile fornello” a casa

Ingredienti (per 4):

  • 600 g di fettine sottili capocollo di maiale
  • 150 g di caciocavallo a listarelle
  • Pepe nero
  • Sale q.b., olio evo
  • (Opzionale) fettine sottili di pancetta

Procedimento:

  1. Batti leggermente le fettine, condiscile con un filo d’olio, sale e pepe.
  2. Farcisci con caciocavallo (e pancetta), arrotola a involtino e chiudi con stecchino.
  3. Cuoci alla griglia o in forno caldo (220°C) per 12–15 minuti, girando a metà e alzando la temperatura gli ultimi 2 minuti per una leggera caramellizzazione.
  4. Servi con pane caldo e insalata di pomodori.

Non è il fornello originale (manca il fumo della legna), ma lo spirito c’è!

 

Bon ton del fornello (l’etichetta non scritta)

  • Non avere fretta: il ritmo è quello della brace.
  • Rispetta il banco: niente mani sui prodotti; chiedi e ti sarà dato.
  • Condividi: ordinare in gruppo permette più assaggi e meno sprechi.
  • Sii curioso: chiedi consigli; ogni fornello ha le sue chicche.

 

Sostenibilità e qualità: cosa chiedere al macellaio

  • Provenienza delle carni e piccoli allevamenti locali.
  • Legna utilizzata per il forno (spesso essenze autoctone).
  • Tagli “meno nobili” per ridurre sprechi e scoprire nuovi sapori.

 

Il fornello martinese è un’esperienza che racconta una Puglia vera: fuoco, carne, vino e convivialità. Se passi da Martina Franca o in giro per la Valle d’Itria, mettilo in cima alla tua lista: è uno di quei posti da cui esci con le mani che sanno di pane caldo e un ricordo che profuma di legna.

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Zi Mari: il brand che porta la bombetta pugliese nel mondo, anche nella versione surgelata

Zi Mari: il brand che porta la bombetta pugliese nel mondo, anche nella versione surgelata

Zi Mari: il brand che porta la bombetta pugliese nel mondo, anche nella versione surgelata

C’è una storia bella e genuina dietro il marchio Zi Mari, fatta di famiglia, tradizione e un pizzico di testardaggine pugliese. Tutto nasce da un’idea semplice ma brillante: portare la *bombetta martinese* – un must della gastronomia della Valle d’Itria – fuori dai confini della Puglia, già pronta da gustare… e pure surgelata.

Sì, hai letto bene. Surgelata. Ma partiamo dall’inizio.

Zi Mari è il nome affettuoso della zia del fondatore, una figura chiave nella storia di questo prodotto. Nominata da molti come “la mamma della bombetta”, insieme al marito è tra coloro che per primi hanno dato vita a questo piatto così amato. Per onorare il loro lavoro e le radici di famiglia, è nato questo brand: un omaggio che vuole promuovere non solo la bombetta, ma l’intera tradizione gastronomica pugliese.

L’idea della bombetta surgelata è venuta quasi per necessità: chi vive lontano da Martina Franca sa cosa significa tornare a casa con la valigia piena di bombette da congelare. Allora perché non fare un prodotto surgelato, pronto all’uso e che mantenga tutta la bontà e il profumo dell’originale?

Da lì è partita la sfida. Il fondatore, Francesco Semeraro,  già titolare di un’azienda specializzata in surgelati a Milano, ha messo in campo competenze e passione per trasformare un’idea familiare in un progetto concreto. E oggi, le bombette surgelate di Zi Mari sono realtà.

La risposta del mercato è stata subito positiva. In poco più di un anno, i prodotti hanno conquistato spazio nella grande distribuzione, nei canali HoReCa e all’ingrosso, sia in Italia che all’estero. Anche i distributori europei stanno iniziando a scoprire (e amare) la bombetta, senza doverla importare fresca.

Il bello è che, una volta scongelata, la bombetta mantiene tutta la sua freschezza e le caratteristiche originali. Praticamente è come gustarla a Martina Franca… ma dal divano di casa tua a Milano, Berlino o Parigi.

E il futuro? Il team di Zimari sta già lavorando su nuovi progetti, come l’ingresso nel canale retail. L’idea è portare sempre più la cultura gastronomica pugliese dove ancora non è arrivata, mantenendo intatta la sua autenticità.

Insomma, Zimari è molto più di una bombetta surgelata: è un viaggio nella tradizione, una storia di famiglia e un’idea moderna che guarda lontano.

Contattaci: +39 02 87169199 | info@uenosrl.com