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Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Panzerotti pugliesi con pomodoro e mozzarella: il sapore autentico del Sud

Se non hai mai assaggiato un panzerotto pugliese, fermati un attimo. Respira. E immagina di addentare un piccolo scrigno dorato, croccante fuori e filante dentro, che racchiude il profumo del pomodoro e il cuore caldo della mozzarella. Un morso e sei in Puglia, tra vicoli assolati, chiacchiere di paese e mani infarinate.

Sì, perché il panzerotto non è solo cibo: è tradizione, casa, famiglia e festa.

Un’icona del Sud che ha conquistato tutta Italia

Il panzerotto pugliese nasce come piatto povero, fatto con l’impasto del pane avanzato e farcito con quello che c’era: pomodoro e formaggio. Ma come spesso accade, le cose semplici sono quelle più buone. Oggi il panzerotto è diventato un simbolo della cucina di strada pugliese, amatissimo anche fuori regione.

Attenzione però: non è una pizza fritta, e nemmeno un calzone al forno. Il panzerotto è una cosa a sé. Vive di una sua dignità gastronomica.

L’impasto: il segreto della nonna

Il vero panzerotto ha un impasto morbido, elastico, che una volta fritto diventa gonfio e dorato, senza risultare pesante. Serve pazienza, lievitazione e farina di qualità. Ma soprattutto serve amore, quello che ci metteva la nonna la domenica sera.

Gli ingredienti base sono semplici:

  • Farina 00 e/o semola rimacinata

  • Lievito di birra fresco

  • Acqua, sale e un filo d’olio extravergine d’oliva

L’impasto si lavora, si lascia riposare con calma e si divide in palline da stendere e farcire.

Il ripieno classico: pomodoro e mozzarella

La versione più autentica è quella con passata di pomodoro e mozzarella. Un ripieno semplice, ma che conquista al primo morso.

Consigli utili:

  • Usa una passata rustica, con un pizzico di origano e un filo d’olio

  • La mozzarella va asciugata e tagliata a cubetti per evitare che rilasci troppa acqua in cottura

C’è chi aggiunge un tocco di pecorino, chi una foglia di basilico. Ogni famiglia ha la sua variante.

Fritti, come da tradizione

I panzerotti si friggono, punto. L’olio deve essere ben caldo (circa 170°C) e i panzerotti devono galleggiare e gonfiarsi come cuscini. Si dorano su entrambi i lati, si scolano bene, e si servono bollenti.

Il primo morso è sempre un rischio: chi non si è mai bruciato con un panzerotto appena fritto, non sa cos’è la vita!

Panzerotto è convivialità

In Puglia i panzerotti non si mangiano da soli. Si preparano in decine, tutti insieme, e ogni scusa è buona: una festa, una domenica in famiglia, una serata con gli amici.

C’è sempre quello che si apre in frittura, quello troppo pieno, quello perfetto. Ma è tutto parte del gioco. Il panzerotto è condivisione.

Il consiglio finale

Provali nella versione più semplice: pomodoro e mozzarella. Capirai perché un panzerotto ben fatto riesce a far sorridere chiunque, ovunque.

E se proprio ne avanza uno (strano), puoi scaldarlo il giorno dopo in forno. Ma fidati: non ne avanzeranno

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Fornello martinese: il tempio della carne nella Valle d’Itria

Fornello martinese: il tempio della carne nella Valle d’Itria

Fornello martinese: il tempio della carne nella Valle d’Itria

Cos’è il fornello martinese (e perché tutti ne parlano)

Il fornello martinese è molto più di una macelleria: è un rito serale tipico di Martina Franca—nel cuore della Valle d’Itria—e dei paesi vicini come Cisternino e Locorotondo. Entri in una bottega con banco di carne a vista, scegli i tagli direttamente dal macellaio e loro li cuociono sul momento in un piccolo forno a legna o carbone, spesso su spiedi verticali. Pochi fronzoli, tanta sostanza: profumo di legna, chiacchiere tra avventori, vino della casa e panini caldi. È la Puglia più conviviale, senza filtri.

 

Un po’ di storia (breve, ma gustosa)

Nati come macellerie “con fornello” dove non si buttava via nulla, i fornelli hanno trasformato il mestiere del macellaio in una cucina semplice e immediata. La carne si cuoce davanti al cliente, con cotture veloci e fumo aromatico che profuma di fragno e legna locale. Col tempo sono diventati mete di pellegrinaggio gastronomico, amate da chi cerca autenticità e prezzi onesti.

 

Cosa si mangia in un fornello martinese

Se è la tua prima volta, queste sono le specialità da non perdere:

  • Bombette: piccoli involtini di capocollo di maiale farciti con formaggio (spesso caciocavallo o canestrato) e, talvolta, pancetta. Succose, filanti, irresistibili.
  • Gnummareddi (gnummarelle): involtini di interiora di agnello o capretto (fegato, polmone) avvolti nell’intestino e profumati con alloro. Sapori antichi, perfetti per chi ama la tradizione.
  • Salsiccia a punta di coltello: macinatura grossolana, spesso con finocchietto selvatico; una lezione di semplicità.
  • Tagli del giorno: capocollo fresco, costate, spiedini misti, polpette di carne, talvolta zampina e braciole di cavallo a seconda della casa.
  • Il “capocollo di Martina Franca” stagionato: da assaggiare in attesa della griglia; aromatico, leggermente affumicato, con note di erbe e legna.

Tip del blogger: chiedi “un misto” per provare tante cose in piccole porzioni; il macellaio saprà dosare tempi e carni.

 

Come funziona (passo passo)

  1. Guarda il banco: individua tagli e preparazioni.
  2. Ordina “da cuocere”: indica quantità e cottura (al sangue, media, ben cotta).
  3. Siediti o aspetta al bancone: in molti fornelli ci sono tavoli spartani o botti; altrove si mangia in piedi o take-away.
  4. Pane e vino: quasi sempre pane locale caldo e vino sfuso della casa.
  5. Conto alla fine: trasparente e in genere conveniente, soprattutto se si condivide.

 

Abbinamenti che funzionano

  • Vino rosso: Primitivo o Negroamaro giovani per bombette e salsicce;
  • Vino bianco: Locorotondo DOC o Verdeca se preferisci freschezza;
  • Birra artigianale: una lager non troppo amara o una blanche per sgrassare.

 

Quando andare e cosa aspettarsi

  • Orari: i fornelli vivono soprattutto la sera, spesso fino a tardi. Nei weekend si crea fila: mettiti comodo, fa parte del gioco.
  • Atmosfera: informale, chiassosa, conviviale. Vestiti comodo e lasciati conquistare dal profumo di brace.

Mini-ricetta: bombette “stile fornello” a casa

Ingredienti (per 4):

  • 600 g di fettine sottili capocollo di maiale
  • 150 g di caciocavallo a listarelle
  • Pepe nero
  • Sale q.b., olio evo
  • (Opzionale) fettine sottili di pancetta

Procedimento:

  1. Batti leggermente le fettine, condiscile con un filo d’olio, sale e pepe.
  2. Farcisci con caciocavallo (e pancetta), arrotola a involtino e chiudi con stecchino.
  3. Cuoci alla griglia o in forno caldo (220°C) per 12–15 minuti, girando a metà e alzando la temperatura gli ultimi 2 minuti per una leggera caramellizzazione.
  4. Servi con pane caldo e insalata di pomodori.

Non è il fornello originale (manca il fumo della legna), ma lo spirito c’è!

 

Bon ton del fornello (l’etichetta non scritta)

  • Non avere fretta: il ritmo è quello della brace.
  • Rispetta il banco: niente mani sui prodotti; chiedi e ti sarà dato.
  • Condividi: ordinare in gruppo permette più assaggi e meno sprechi.
  • Sii curioso: chiedi consigli; ogni fornello ha le sue chicche.

 

Sostenibilità e qualità: cosa chiedere al macellaio

  • Provenienza delle carni e piccoli allevamenti locali.
  • Legna utilizzata per il forno (spesso essenze autoctone).
  • Tagli “meno nobili” per ridurre sprechi e scoprire nuovi sapori.

 

Il fornello martinese è un’esperienza che racconta una Puglia vera: fuoco, carne, vino e convivialità. Se passi da Martina Franca o in giro per la Valle d’Itria, mettilo in cima alla tua lista: è uno di quei posti da cui esci con le mani che sanno di pane caldo e un ricordo che profuma di legna.

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Zi Mari: il brand che porta la bombetta pugliese nel mondo, anche nella versione surgelata

Zi Mari: il brand che porta la bombetta pugliese nel mondo, anche nella versione surgelata

Zi Mari: il brand che porta la bombetta pugliese nel mondo, anche nella versione surgelata

C’è una storia bella e genuina dietro il marchio Zi Mari, fatta di famiglia, tradizione e un pizzico di testardaggine pugliese. Tutto nasce da un’idea semplice ma brillante: portare la *bombetta martinese* – un must della gastronomia della Valle d’Itria – fuori dai confini della Puglia, già pronta da gustare… e pure surgelata.

Sì, hai letto bene. Surgelata. Ma partiamo dall’inizio.

Zi Mari è il nome affettuoso della zia del fondatore, una figura chiave nella storia di questo prodotto. Nominata da molti come “la mamma della bombetta”, insieme al marito è tra coloro che per primi hanno dato vita a questo piatto così amato. Per onorare il loro lavoro e le radici di famiglia, è nato questo brand: un omaggio che vuole promuovere non solo la bombetta, ma l’intera tradizione gastronomica pugliese.

L’idea della bombetta surgelata è venuta quasi per necessità: chi vive lontano da Martina Franca sa cosa significa tornare a casa con la valigia piena di bombette da congelare. Allora perché non fare un prodotto surgelato, pronto all’uso e che mantenga tutta la bontà e il profumo dell’originale?

Da lì è partita la sfida. Il fondatore, Francesco Semeraro,  già titolare di un’azienda specializzata in surgelati a Milano, ha messo in campo competenze e passione per trasformare un’idea familiare in un progetto concreto. E oggi, le bombette surgelate di Zi Mari sono realtà.

La risposta del mercato è stata subito positiva. In poco più di un anno, i prodotti hanno conquistato spazio nella grande distribuzione, nei canali HoReCa e all’ingrosso, sia in Italia che all’estero. Anche i distributori europei stanno iniziando a scoprire (e amare) la bombetta, senza doverla importare fresca.

Il bello è che, una volta scongelata, la bombetta mantiene tutta la sua freschezza e le caratteristiche originali. Praticamente è come gustarla a Martina Franca… ma dal divano di casa tua a Milano, Berlino o Parigi.

E il futuro? Il team di Zimari sta già lavorando su nuovi progetti, come l’ingresso nel canale retail. L’idea è portare sempre più la cultura gastronomica pugliese dove ancora non è arrivata, mantenendo intatta la sua autenticità.

Insomma, Zimari è molto più di una bombetta surgelata: è un viaggio nella tradizione, una storia di famiglia e un’idea moderna che guarda lontano.

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Bombette pugliesi: l’esplosione di gusto riconosciuta dal Ministero

Bombette pugliesi: l’esplosione di gusto riconosciuta dal Ministero

Bombette pugliesi: l’esplosione di gusto riconosciuta dal Ministero

Bombette pugliesi: l’esplosione di gusto riconosciuta dal Ministero

Le bombette pugliesi sono molto più di un semplice secondo piatto: sono un simbolo della Valle d’Itria, un’icona dello street food pugliese e una vera esplosione di sapori. Dal 2022, sono ufficialmente riconosciute come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Puglia.

 

Origini e tradizione

Nate a Martina Franca, le bombette pugliesi affondano le radici nella cultura delle bracerie locali. Il nome deriva dalla sensazione di “bomba di gusto” che si sprigiona al primo morso. Ogni bombetta è un piccolo involtino di capocollo di maiale, farcito con formaggio filante (spesso caciocavallo), pancetta, sale e pepe.

 

Il riconoscimento PAT

Nel 2022, le bombette sono state inserite nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), un riconoscimento che tutela le specialità italiane tramandate da almeno 25 anni. Questo sigillo certifica la loro autenticità, il legame con il territorio e la lavorazione artigianale.

Ricetta tradizionale delle bombette pugliesi

Ingredienti (per 4 persone):
– 8 fette sottili di capocollo di maiale
– 8 fette di pancetta
– 100 g di caciocavallo
– Prezzemolo tritato
– Sale e pepe q.b.

Preparazione:
1. Stendi le fette di capocollo e condiscile con sale e pepe.
2. Aggiungi una fetta di pancetta e un pezzetto di caciocavallo.
3. Arrotola la carne formando un involtino compatto.
4. Infilza le bombette su spiedini.
5. Cuoci alla brace, al forno (180°C per 25-30 min) o in padella.

 

Varianti creative

Oltre alla versione classica, esistono bombette con:
– **Salame piccante e caciocavallo**
– **Speck, rucola e gorgonzola**
– **Tartufo o funghi porcini**
– Versioni vegetariane con verdure grigliate e formaggi

 

### Dove gustarle

Le bombette pugliesi sono protagoniste di sagre, bracerie e macellerie con “fornello” in tutta la Valle d’Itria. Vengono servite in cartocci fumanti, spesso accompagnate da pane di Altamura e un bicchiere di Primitivo di Manduria.

 

Le bombette pugliesi sono un perfetto esempio di come la **tradizione gastronomica italiana** sappia reinventarsi senza perdere autenticità. Dal riconoscimento PAT alla diffusione in tutta Italia, queste piccole delizie continuano a conquistare cuori.

 

Contattaci per scoprire la nostra gamma di prodotti, ricevere una proposta su misura o organizzare un primo ordine di prova.

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La lunga storia della bombetta pugliese

La lunga storia della bombetta pugliese

La lunga storia della bombetta pugliese

Lo scorso Ottobre, nella città di Martina Franca c’è Stata la festa della Bombetta pugliese, un evento dedicato al piatto tradizionale pugliese.

Il video che abbiamo condiviso in questo articolo è il video integrale dell’evento e ripercorre tutta la storia della bombetta pugliese, nella sua terra d’origine.

Noi però vorremmo soffermarci sul minuto 1:37:46, momento in cui vengono premiati Ninuccio Lasorte e Maria Giliberti come inventori della bombetta pugliese.

Il marchio Zì Marì vuole essere un omaggio e un riconoscimento del lavoro fatto negli anni a Zia Maria