La tradizione di Zi Mari conquista i mercati nazionali ed europei
La tradizione di Zi Mari continua il suo percorso di crescita, portando i sapori autentici della Puglia sulle tavole di un numero sempre maggiore di consumatori in Italia e all’estero.
Nata con l’obiettivo di valorizzare le ricette della tradizione pugliese, Zi Mari rappresenta un progetto che unisce qualità, identità territoriale e attenzione costante alla selezione delle materie prime.
Le ricette ispirate alla Signora Maria custodiscono il gusto di una cucina genuina, fatta di preparazioni che raccontano la storia, i profumi e la cultura gastronomica del Sud Italia.
Nel corso degli ultimi anni, la qualità della linea Zi Mari è stata riconosciuta da alcune delle più importanti insegne della grande distribuzione organizzata a livello nazionale, che hanno scelto di inserire i prodotti del brand nei propri assortimenti.
Si tratta di un risultato significativo che conferma l’apprezzamento del mercato verso una proposta capace di coniugare tradizione, affidabilità e standard qualitativi elevati.
Tra i prodotti maggiormente apprezzati figurano le Bombette Zi Mari, espressione autentica della tradizione pugliese e simbolo di un’offerta costruita per portare in tavola gusto e qualità.
Accanto allo sviluppo commerciale in Italia, Zi Mari ha avviato il proprio percorso di internazionalizzazione, raggiungendo anche mercati esteri strategici come Germania e Francia, dove cresce l’interesse per le eccellenze gastronomiche italiane.
A supportare questa espansione contribuisce un’organizzazione efficiente e l’impiego di soluzioni di confezionamento progettate per garantire continuità di fornitura e mantenimento delle caratteristiche qualitative dei prodotti.
Ueno Srl, società proprietaria del marchio Zi Mari, continua a investire nello sviluppo del brand con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio gastronomico pugliese e renderlo accessibile a un pubblico sempre più ampio.
Zi Mari è oggi il simbolo di una tradizione che attraversa i confini regionali e nazionali, portando con sé il gusto autentico della Puglia.
Tra le molte interpretazioni della bombetta pugliese, una delle più apprezzate è senza dubbio quella al Pecorino Romano DOP, una variante che esalta la forza e la purezza dei sapori mediterranei.
In questa versione, la farcitura si compone esclusivamente di Pecorino Romano a crosta nera, pepe nero macinato al momento e capocollo. Pochi ingredienti, ma selezionati per intensità e carattere.
Il Pecorino Romano, con la sua struttura compatta e la spiccata sapidità, dona alla bombetta un profilo aromatico deciso. Per questo motivo, come suggerisce Francesco durante la preparazione, è consigliabile dosare con attenzione il pepe, che deve accompagnare il formaggio senza sovrastarlo.
Un dettaglio tecnico rilevante riguarda la dimensione del formaggio: ridurlo in piccoli pezzi ne favorisce la fusione in cottura, migliorando la consistenza interna e garantendo una distribuzione omogenea del sapore.
Dopo aver chiuso con cura la carne, la bombetta viene compattata nel palmo della mano, secondo un gesto tradizionale tramandato a Martina Franca, patria di questa specialità. Il calore della mano contribuisce a rendere il boccone più uniforme e stabile in cottura.
Un gesto semplice, che racchiude tutta la sapienza artigianale della tradizione pugliese: attenzione alla materia prima, precisione nel movimento e rispetto per l’essenzialità del gusto.
Chiunque sia passato da Bari almeno una volta conosce quel profumo irresistibile che si sprigiona dai forni del centro storico: pomodorini arrostiti, olio extravergine e impasto dorato. È la focaccia barese, una delle più amate specialità della cucina pugliese, simbolo di convivialità e semplicità.
Soffice al centro e croccante ai bordi, la focaccia barese nasce come piatto povero, preparato con pochi ingredienti genuini: farina, semola, patata, lievito e tanto olio buono. È la merenda dei bambini, lo spuntino dei pescatori, il pranzo dei viaggiatori che passano dalla stazione di Bari Vecchia.
Ogni famiglia custodisce la propria versione, ma la tradizione vuole che l’impasto venga arricchito con una patata lessa, per ottenere una consistenza morbida e profumata. Sopra, immancabili, i pomodorini pugliesi e le olive nere, con una generosa pioggia di origano e sale grosso.
🔸 Ingredienti (per una teglia da 30 cm circa)
Per l’impasto:
300 g di farina 00
200 g di semola rimacinata di grano duro
350 ml di acqua tiepida
10 g di sale fino
5 g di zucchero
15 g di lievito di birra fresco (oppure 5 g di quello secco)
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 patata media lessata e schiacciata (circa 100 g)
Per la superficie:
200 g di pomodorini ciliegini o datterini
Olive nere baresane (o di Gaeta), q.b.
Origano secco, q.b.
Sale grosso, q.b.
Olio extravergine d’oliva, abbondante
🔸 Preparazione
1️⃣ Prepara l’impasto
Sciogli il lievito e lo zucchero in metà dell’acqua tiepida.
In una ciotola grande, mescola farina 00 e semola.
Aggiungi la patata lessata e schiacciata e mescola.
Versa gradualmente l’acqua con il lievito e poi il resto dell’acqua, impastando con le mani o con la planetaria (gancio a spirale).
Quando l’impasto inizia a formarsi, aggiungi sale e olio.
Impasta fino a ottenere una consistenza morbida, liscia e leggermente appiccicosa.
2️⃣ Fai lievitare
Copri la ciotola con pellicola e lascia lievitare in un luogo tiepido per 2 ore, o finché l’impasto raddoppia di volume.
3️⃣ Stendi e condisci
Ungi generosamente la teglia con olio extravergine d’oliva.
Versa l’impasto e stendilo delicatamente con le mani unte, senza sgonfiarlo troppo.
Lascia riposare altri 30 minuti.
Nel frattempo taglia i pomodorini a metà e snocciola le olive.
Distribuisci i pomodorini sulla superficie con la parte tagliata verso il basso, aggiungi le olive, una spolverata di origano e sale grosso, e abbondante olio.
4️⃣ Cottura
Cuoci in forno statico preriscaldato a 230°C (oppure 220°C ventilato) per circa 25-30 minuti, finché sarà ben dorata e croccante ai bordi.
🔸 Consiglio del fornaio barese
👉 L’impasto deve risultare molto idratato: è questo il segreto della morbidezza. 👉 Servila tiepida o a temperatura ambiente, magari accompagnata da un bicchiere di vino bianco pugliese o una birra artigianale.
La Focaccia tradizionale barese è un profumo che racconta storie, simbolo di una tradizione che affonda le radici nel cuore della Puglia.
Nata come cibo semplice, da portare nei campi o da condividere nelle piazze, è diventata nel tempo un rito collettivo, una pausa saporita in cui si incontra cultura, territorio e sapori autentici.
Dorata, fragrante e generosamente condita, ogni fetta è un morso di storia: soffice all’interno, con quel bordo croccante che profuma di forno a legna e di giornate assolate.
Questa focaccia non è solo cibo, è un viaggio nei sapori della Puglia, un invito a riscoprire la bellezza delle cose semplici, quelle che scaldano il cuore a ogni morso.
📦 Conservazione In frigorifero tra 0°C e +4°C. Consumare previa cottura.
🔥 Rinvenimento
Preriscaldare il forno in modalità ventilata a 220°C, o in modalità statica a 200°C
Riporre la Focaccia barese in una teglia, ungendola generosamente con olio EVO
Infornare sul ripiano medio per circa 12 minuti
Dopo la cottura, lasciare riposare la Focaccia barese per 2/3 minuti prima di gustarla
✅ Prodotto artigianale ✅ Senza conservanti aggiunti ✅ Senza glutine
Festa della Bombetta di Martina Franca: dove la brace racconta una storia
Immaginate una piazza. Non una qualsiasi, ma una pietra viva nel cuore della Valle d’Itria, dove l’aria profuma di carne arrotolata, formaggio fuso e vino sincero. È qui, tra le strade nobili di Martina Franca, che si accende – letteralmente – la Festa della Bombetta, evento gastronomico che ogni anno unisce fuoco, sapore e appartenenza.
Una piccola bomba di gusto… e identità
Non è solo cibo: la bombetta è un simbolo. È l’involtino rustico che nasce povero, ma si fa re della brace. Capocollo di maiale, una spolverata di sale e pepe, e un cuore di formaggio pugliese che, alla prima forchettata, si scioglie come un segreto sussurrato tra le case bianche del centro storico.
Ma ciò che la Festa celebra non è solo il prodotto: è il rito. Quello del fornello acceso, del tempo lento, della socialità costruita intorno alla cottura.
Dal 29 agosto al 1 settembre 2025: quattro giorni tra fumo e folklore
Quest’anno, la seconda edizione promette di superare la leggenda. Piazza d’Angiò diventa un’arena del gusto, e ogni serata è una cartolina diversa:
Il giovedì si apre con i suoni vintage dei Blusettanta, tra disco e revival.
Il venerdì è affidato a Mirko Casadei, figlio della Romagna che balla e canta.
Il sabato si torna adolescenti con il party anni ’90 di Novanta per una notte.
La domenica chiude con i Terraròss, custodi della musica popolare del Sud, e delle sue radici.
Quando il sapore diventa cultura
Non solo musica e brace: domenica 31 agosto, la Festa accende anche il cervello. Un workshop – che sembra più un salotto aperto – riunisce istituzioni, produttori, professori e associazioni per parlare di bombette, ma anche di futuro. C’è l’Assessore regionale, il Sindaco, Slow Food, e chi da anni difende i sapori veri come patrimonio immateriale. Non è retorica: è politica del gusto.
A margine dell’incontro, vengono assegnati due premi simbolici:
Il Premio “Ninuccio Lasorte”, dedicato a chi ha reso la bombetta un emblema.
Il Premio “Vito Serio”, per i maestri del fornello, gli artigiani del fuoco.
Festa vera, ingresso libero
In un mondo dove tutto si compra, questa festa è libera. Nessun biglietto da pagare, solo occhi da aprire e stomaco da riempire. È una festa che non fa distinzione: accoglie chi è pugliese da sempre, chi lo è solo per qualche giorno, e chi arriva per caso e se ne va con un amore nuovo, cotto alla brace.
Nel labirinto barocco di Martina, la bombetta non è una moda passeggera. È il risultato di mani sapienti, di storie tramandate, di una cucina che sa restare vera anche quando diventa evento. La Festa della Bombetta è l’occasione perfetta per ricordarsi che il cibo può ancora raccontare la verità di un popolo. Basta un morso, e tutto ha senso.
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