In occasione della Festa della Bombetta di Martina Franca, voglio raccontare la storia della Bombetta di Martina Franca da un punto di vista per me molto particolare. Perché, prima di diventare un progetto imprenditoriale, la Bombetta faceva già parte della mia famiglia e della mia vita.
Ci sono prodotti che un imprenditore incontra sul mercato e decide di sviluppare.
E poi ce ne sono altri che fanno parte della sua storia molto prima che esista qualsiasi progetto commerciale.

La Bombetta di Martina Franca, simbolo della tradizione gastronomica della Valle d’Itria.
Per me, la Bombetta pugliese appartiene alla seconda categoria.
Quando oggi vedo una confezione di Bombette Zì Marì sugli scaffali, non penso soltanto al prodotto, al packaging o alla distribuzione.
Torno a Martina Franca, alla macelleria di famiglia e a quando, poco più che sedicenne, iniziai a lavorare lì per imparare il mestiere.
La Bombetta di Martina Franca: una tradizione che continua
Dalla macelleria di famiglia a Zì Marì. Abbiamo voluto raccontare in immagini il legame tra la Bombetta di Martina Franca, la nostra storia e il progetto Zì Marì.
A sedici anni, in macelleria
A quell’età non immaginavo certamente che un giorno avrei costruito un’azienda alimentare o sviluppato un marchio dedicato alla tradizione pugliese.
Volevo imparare un mestiere.
Conoscere la carne, osservare le preparazioni, capire il rapporto con i clienti e assimilare quei gesti che difficilmente si imparano sui libri.
Si imparava soprattutto guardando, provando e ascoltando chi quel lavoro lo conosceva da una vita.
Ed è lì che ho conosciuto davvero anche la Bombetta.
Non come uno dei prodotti simbolo della Puglia che conosciamo oggi, ma come qualcosa che faceva naturalmente parte del lavoro quotidiano, della macelleria e della nostra famiglia.
Solo molti anni dopo avrei compreso fino in fondo quanto quell’esperienza avrebbe influenzato il mio percorso.
Mia zia Maria e la storia della Bombetta di Martina Franca
Nel 2018 la Repubblica ha dedicato un articolo alle origini di questa specialità, raccontando la storia di Maria Giliberti, mia zia, e definendola nel titolo “la mamma della Bombetta”.
Come accade spesso con le ricette della tradizione popolare, ricostruirne una primogenitura assoluta non è semplice. Dietro queste tradizioni, però, esistono persone, testimonianze, famiglie e gesti tramandati nel tempo.
Ed è proprio questo, per me, l’aspetto più bello:
questa storia è ancora viva.
Quando ho deciso di sviluppare Zi Marì, ho voluto condividere questo progetto con zia Maria, perché potesse nascere nel rispetto di quella storia familiare.
È nato così un brand pensato per dare continuità e nuovo valore al lavoro iniziato tanti anni fa da mio zio e da mia zia nella loro macelleria di Martina Franca.
Non con l’idea di ricostruire nostalgicamente qualcosa che appartiene al passato, ma con il desiderio di custodire quella tradizione, valorizzarla e portarla più lontano, adattandola ai nuovi modi di consumare e ai moderni canali della distribuzione.
Per me questo rende il progetto ancora più significativo.
Zi Marì non nasce semplicemente dall’intuizione di trasformare una specialità pugliese in un prodotto da commercializzare.
Nasce da una storia che ho vissuto personalmente, da un mestiere che ho iniziato a imparare a sedici anni e da una tradizione familiare che oggi abbiamo scelto di continuare.
Dalla macelleria a Zi Marì
Negli anni il mio percorso professionale mi ha portato dalla macelleria al mondo della distribuzione alimentare e dell’impresa.
Ma alcune cose sono rimaste.
Quando abbiamo iniziato a sviluppare Zi Marì non siamo partiti chiedendoci semplicemente quale prodotto potesse funzionare sul mercato.
Siamo partiti dalle nostre radici.
La Bombetta è diventata naturalmente il cuore del progetto perché apparteneva alla nostra storia prima ancora di appartenere al nostro catalogo.
E forse è proprio questa la differenza tra scegliere una tradizione per raccontare un marchio e costruire un marchio partendo da una tradizione che si è realmente vissuta.
Tradizione significa continuare
Oggi il mondo alimentare è profondamente diverso da quello che conobbi da ragazzo.
Sono cambiati la distribuzione, il packaging, i supermercati, i consumatori e i mercati.
Una specialità che un tempo si poteva conoscere quasi esclusivamente entrando in una macelleria della Valle d’Itria oggi può raggiungere consumatori a centinaia o migliaia di chilometri dalla Puglia.
Ed è proprio qui che vedo la sfida più interessante.
Conservare una tradizione non significa necessariamente conservarne immutata la forma. Significa preservarne l’identità mentre le permettiamo di continuare a vivere.
Oggi lavoriamo perché la Bombetta possa arrivare, attraverso Zi Marì, nei moderni canali retail e della distribuzione, prima in Italia e progressivamente anche all’estero.
Cambiano i formati.
Cambiano le tecnologie.
Cambiano i mercati.
Ma all’origine rimangono Martina Franca, una macelleria, una famiglia e una tradizione che conosco da quando avevo sedici anni.
Martina Franca celebra la Bombetta
In questi giorni Martina Franca si prepara nuovamente a celebrare la Bombetta, una specialità diventata negli anni uno dei simboli gastronomici della Valle d’Itria e della Puglia.
Per me questa occasione assume inevitabilmente un significato particolare.
Non è soltanto la celebrazione di un prodotto. È anche l’occasione per ricordare il lavoro di tante famiglie, macellai e professionisti del territorio che negli anni hanno contribuito a far conoscere e apprezzare la Bombetta ben oltre i confini della Valle d’Itria.
Ed è anche un’occasione per guardare avanti.
Oggi una Bombetta nata nella cultura delle macellerie pugliesi può arrivare sugli scaffali della distribuzione moderna.
Domani può raggiungere le tavole di consumatori che vivono a migliaia di chilometri da Martina Franca.
Ed è proprio questa la direzione che vogliamo dare a Zi Marì:
portare più lontano una tradizione senza allontanarla dalle proprie origini.
Perché tramandare, per me, non significa semplicemente conservare ciò che abbiamo ricevuto.
Significa prendercene cura, farlo evolvere e permettere a una nuova generazione di conoscerlo.
È questo che vogliamo fare con Zi Marì.
Non trasformare la tradizione in un ricordo.
Farla continuare.
Francesco Semeraro
Per approfondire la storia delle origini della Bombetta: nel 2018 la Repubblica ha raccontato la storia di Maria Giliberti nell’articolo “Ecco la mamma della Bombetta, lo scrigno di sapori gloria di Puglia”.